Semifreddo Cocco Ciocco

Semifreddo Cocco Ciocco

Credo che si possa parlare dell’abbinamento cocco cioccolato come dell’abbinamento per eccellenza, a me piace molto e lo ripropongo spesso in versione semifreddo ma anche in altre che caricherò più in la.

Con l’arrivo del caldo faccio sempre scorta in freezer di semifreddo in vari gusti e formati, monoporzione ma anche da tagliare a fette, o vaschetta da porzionare come un gelato.

Alternativa buona ai soliti gelati confezionati, pronti per visite improvvise o per dessert di una cena estiva.

Ingredienti per stampo da plumcake da 30 cm:

Per lo strato bianco:

  • 300 gr panna fresca
  • 75 gr zucchero
  • 80 gr farina di cocco
  • 1 uovo
  • Cocco fresco
  • Topping al cioccolato fondente

Per lo strato al cioccolato:

  • 100 gr di panna fresca
  • 100 gr cioccolato fondente
  • 75 gr zucchero
  • 1 uovo

Procedimento:

Fodera lo stampo con pellicola per alimenti, ora procedi col preparare lo strato bianco.

Dividi il tuorlo dall’albume, monta a neve quest’ultimo. Quando inizia a montare aggiungi 30 gr di zucchero.

Monta il tuorlo con i restanti 45 gr di zucchero, fino ad ottenere un composto dal colore chiaro, che dovrà formare delle bollicine.

Monta la panna, aggiungi albume montato, tuorlo e mescola bene. Aggiungi anche farina di cocco e mescola il tutto facendo attenzione a non farlo smontare.

Versa il tutto nello stampo e livella, fai rassodare in freezer un’ora.

Per lo strato al cioccolato valgono i passaggi di prima, quindi monta albume e zucchero, tuorlo e zucchero, monta la panna.

In questo strato però andrai ad incorporare cioccolato fondente fuso a bagno maria. Versa nello stampo e livella.

Ora tutto dovrà solidificare in freezer coperto da pellicola per 4 o 5 ore, al momento del servizio estrai dallo stampo rovesciando il dolce su un piatto di portata.

Taglia a fette e guarnisci con cioccolato fuso e scaglie di cocco fresco.

Insalata di riso Carnaroli integrale in abbinamento Sollemnis DOCG Fior d’Arancio

Insalata di riso integrale, in abbinamento Sollemnis Abbazia di Praglia

Il Contest Degusti Vini Euganei

Se qualche anno fa mi fossi sentita dire il 2020 sarà l’ anno della pandemia che fermerà il mondo, le persone e l’economia gli avrei riso in faccia, eppure è successo.

Il Covid ci ha costretto a fermarci, tutto o quasi si è dovuto fermare.

In particolare ci sono attività che devono il loro maggior guadagno ad altre attività che durante il lock down sono state particolarmente colpite, parlo del settore vitivinicolo che vede la sua maggior fonte di reddito dal settore della ristorazione, bar, enoteche…

La ripartenza lo sappiamo tutti è lenta, per paura, per prudenza, per lo stile di vita che è cambiato o che si è dovuto cambiare perché magari ora la priorità è capire come gestire i figli con asili e scuole chiuse e l’incombente rientro al lavoro.

Credo che tutti ora viviamo in modo diverso, abbiamo cambiato il nostro modo di vivere la libertà, sicuramente da marzo 2020 con consapevolezze diverse.

Quando ho ricevuto la mail del Contest De Gusti Vini Euganei mi sono detta allora qualcosa si muove, sta iniziando a muoversi.

Con l’abbinamento di 24 cantine a 24 blog, per raccontare sui social sul web i Colli Euganei, le DOC e le DOCG di questo territorio.

Ancora una volta attraverso i social, strumenti demonizzati ma che tanto ci hanno tenuto compagnia con dirette, corsi… durante i mesi di quarantena.

Ma allora non sono solo il demonio, il luogo virtuale dove perdere tempo, possono trasformarsi in conoscenza e approfondimento degli argomenti.

Ogni blogger è stato chiamato a raccontare il territorio, i due vini ricevuti creando contenuti, post, storitellyng, raccontare prodotti, territorio fino ad arrivare a creare una ricetta con uno dei vini ricevuti, il vino deve essere si in abbinamento ma anche integrante del piatto.

Una piccola premessa, parlerò della cantina e dei suoi vini, poi spiegherò la ricetta, è non sarà semplice.

Il blog è prima di tutto qualcosa di personale, un diario forse anche un racconto di se, scrivo di quello che mi piace e mia appassiona, il vino è una delle mie passioni, ma lo sono anche le tecniche inusuali, gli ingredienti.

L’abbinamento food e wine va fatto per contrasto o assonanza, quando ho assaggiato i vini dell’ Abbazia di Praglia mi sono trovata difronte a vini non semplici. La prima percezione è stata indubbiamente di struttura e complessità, ho deciso di sostenere ed accentuare questa percezione.

Ho deciso di utilizzare la tecnica della sferificazione, per inserire il vino all’ interno della ricetta come richiesto nel contest, ma in modo diretto, integro e puro.

I colli Euganei

Territorio di origine vulcanica, immerso nel verde tra ville antiche e vigneti, zona vocata al turismo termale, pieno di luoghi incantevoli come ad esempio il bellissimo borgo di Arquà Petrarca, incantevole perla dei colli.

Il contest per me è stato anche una piacevole scusa per tornare in questi luoghi, arrivando da Verona è strano vedere la pianura che all’improvviso viene interrotta dai circa 100 Colli che ne formano il territorio, solo uno dei colli può essere chiamato monte, il Monte Verda.

Un territorio che non ha nulla a che vedere con la vicina pianura, pendii boscosi d’un tratto si aprono in ampie valli, rilievi coperti di vigneti che beneficiano di un microclima unico. Cime che intrappolano correnti che scendendo a valle creano dei laghi di aria fredda, immaginate un microclima così particolare cosa può conferire al vino.

Abbazia di Praglia

Eccomi abbinata per il contest all’ Abbazia di Praglia, luogo e cantina che in tutta sincerità non conoscevo, un primo sguardo al sito e resto e resto incantata da tanta bellezza. L’Abbazia stessa ma anche il luogo i paesaggi da cui è circondata.

Subito sono contattata da Emanuele, una piacevole telefonata in cui mi illustra le DOCG interessate dal contest e ci accordiamo per la spedizione dei vini, ci lasciamo con una promessa, prima di pensare e preparare la ricetta una visita dove i vini nascono.

Questa promessa è stata la scusa per una piacevole domenica in famiglia sui Colli, pranzo con un panorama mozzafiato e poi la visita a un luogo ricco di storia, cultura e sapiente lavoro com’è l’Abbazia di Praglia.

Emanuele mi guida tra i corridoi, il chiostro stupendo, fino ad arrivare al giardino con le arnie dove vengono allevate le api per il miele, e poi lei la cantina, la parte produttiva e la parte dove riposano le botticelle di Garbellotto.

E’ doverosa un po’ di storia prima di parlare dei vini, e si capisce subito che la storia di questo luogo incantato è stata tutt’altro che tranquilla.

Innanzitutto risale al 1130 il primo attestato che parla dei Frati Benedettini e di vinificazione in questi luoghi e nel 1304 si parla già di Schiava e Garganega coltivata a vite maritata.

Dal 1810 al 1830 durante l’invasione di Napoleone i Frati sono espropriati dell’Abbazia e di tutto quello che produce, ma questa è solo una delle “parentesi” sfortunate dei Benedettini di Praglia.

Nel 1847 con l’unità d’Italia il Regno entra in possesso di tutti i terreni e dell’Abbazia stessa, costringe i Frati Benedettini all’esilio in Istria, poi nel1904 viene concesso a 2 Frati di rientrare in possesso dell’ Abbazia e da qui riparte la storia vinicola di questo luogo, che nel corso del 1900 cresce.

Fino ad investire nel 1985 in enologia moderna, mantenendo comunque in vigore le regole che scandiscono la vita all’interno di questi luoghi, solo ad un Monaco infatti è concesso entrare ed occuparsi della cantina, ad oggi ad esempio 2 sole persone conoscono la ricetta del licor de expedition che serve per produrre il metodo classico secondo l’antico metodo Benedettino. In parole povere Champagne vi dice qualcosa?

Nel 2000 si decide di investire ancora in qualità e ricerca enologica, creare un prodotto di qualità e inconfondibile era indispensabile, nel 2011 la prima vendemmia del nuovo corso.

Tre sono le parole d’ordine che l’Abbazia di Praglia rispetta per ogni prodotto che produce:

  • Rispetto dell’ambiente non vengono utilizzati pesticidi, in quanto andrebbero ad interferire anche con le api allevate per la produzione del miele;
  • Attenzione del consumatore;
  • Lavoro/sostegno 6 persone tranne i Monaci lavorano in Vigneto e cantinafamiglie che danno lavoro e sostegno al prodotto e che vanno a loro volta sostenute;
Abbazia di Praglia
Abbazia di Praglia
Abbazia di Praglia
Abbazia di Praglia
Abbazia di Praglia
Abbazia di Praglia

Fior d’ Arancio

Zona conosciuta per la DOCG Fiori d’Arancio rigorosamente prodotta con uva moscato giallo e come recita il disciplinare per la sua produzione deve essere utilizzato almeno il 95% di moscato giallo.

Note speziate, particolarmente spiccate, ricordo del fiore di zagarà.
La gamma spazia dallo spumante, al vino secco, al passito.

Solemnis è la DOCG fior d’arancio 100% moscato giallo, uva legata a questo territorio da un profondo legame, il termine moscato dal tardo latino muscus che significa profumato.

Terreno argilloso che conferisce a questo vino struttura, intensità e durata nel tempo.

Nel bicchiere colore bianco carta, note intense agrumate, come scritto sopra assolutamente profumato, persistenza in bocca, ma anche sapido.

Un vino indubbiamente adatto a piatti di pesce che hanno carattere, una grigliata di pesce e crostacei, molluschi ma resi decisi con gusto, con abbinamenti anche rustici con cibi integrali.

Sollemnis Abbazia di Praglia
Sollemnis Abbazia di Praglia

Claustrum Colli Euganei Fior d’Arancio DOCG

anche per il passito dell’Abbazia di Praglia l’uva utilizzata è il moscato giallo, 100% moscato giallo dal colore ambrato.

Per niente stucchevole, anzi speziato, si sente il frutto candito ma anche una nota balsamica che secondo me lo rende adatto all’abbinamento con formaggi stagionati, erborinati.
Un vino adatto si per terminare in bellezza un pasto, ma anche da meditazione, immagino sera d’estate, giardino, chiacchere, servito fresco.

Claustrum Abbazia di Praglia
Claustrum Abbazia di Praglia

La scelta

Per la ricetta è il moscato giallo secco, è difficile sapere cosa ha in testa un’enologo quando un vino prende forma, io so solo che quando ho assaggiato il vino ho percepito il salino.

Ho pensato al mare, alla non troppo lontana Chioggia con i suoi molluschi, alla mia Verona col suo riso, al pisello Verdone quasi Vicenza, e così ho disegnato una linea ipotetica che racchiude buona parte del mio Veneto.

Ingredienti per 4 persone:

Ingredienti per la sferificazione:

Procedimento:

Lava vongole e fasolari sotto l’acqua corrente, in una padella fai scaldare un filo di olio evo e fai rosolare l’aglio nero. Aggiungi i molluschi, copri con coperchio e fai cuocere a fuoco vivo per 5 minuti.

Trascorso il tempo leva i fasolari, vongole e aglio nero dalla padella, leva i molluschi dai guschi e trasferisci in una ciotola. Lasciane qualcuno integro per guarnizione.

Condisci con olio evo e pepe, copri con coperchio per evitare che si secchino.

Filtra l’acqua di cottura, aggiungi ancora acqua e porta ad ebollizione, versa il riso e aggiungi il sale, mi raccomando poco ricorda che è il liquido di cottura del nostro pesce.

Mescola e lascia cuocere per 30/35 minuti, il riso integrale ha tempi di cottura più lunghi.

Preleva un mestolo di acqua di cottura e lascia da parte, servirà per i piselli. Scola il riso, lascia raffreddare, versa vongole e fasolari precedentemente cotti e conditi e mescola bene. Copri con coperchio.

Sbuccia il cipollotto, taglia a pezzettoni e fai cuocere a vapore con piselli e sale per circa 15 minuti. Lascia un cucchiaio di piselli da parte per guarnire il piatto.

Versa i piselli e il cipollotto nel boccale del mini pimer con il mestolo di acqua di cottura del riso messo da parte. Frulla fino ad ottenere una crema densa.

Ora passiamo alla parte più difficile, la sferificazione. Alginato e Cloruro di calcio li trovate in tutte le farmacie o comodamente on line.

Versa l’ alginato di sodio, che è un sale naturale ricavato da alghe marine, all’interno del vino freddo di frigorifero, aggiungi 2 pistilli di zafferano. Lavora bene con una frusta, il composto non dovrà avere bolle.

In una ciotola versa 500 ml di acqua e il cloruro di calcio, che serve a solidificare le sfere. Le sfere che andiamo a preparare vanno consumate in breve tempo in quanto create con sferificazione diretta, il che significa sfere particolarmente morbide.

Con una siringa senza ago preleva il vino gelificato e lascia cadere delle gocce all’interno della ciotola con acqua e calcio, raccogli le sfere con un colino e sciacqua delicatamente con acqua corrente.

Questa operazione serve ad eliminare l’eccesso salino che le sostanze per la sferificazione conferiscono. Lascia scolare le sfere nel colino.

Coppa pasta del diametro di circa 10 cm, 2 cucchiai di crema di piselli sul fondo, aggiungi 5 cucchiai di riso condito in precedenza e schiacciare bene, in questo modo la crema di piselli farà da base alla nostra insalata.

Sfilare il coppa pasta con delicatezza, guarnire con fasolari, vongole, sfere di moscato giallo e piselli che avete tenuto da parte, un filo d’olio per finire.

Dim Sum in abbinamento Alme Escamotage Tojo Winery

Dim Sum con Alma Escamotage Tojo Winery

Antico piatto della cucina Cantonese ormai conosciuto anche in Italia, trova origine come piatto da colazione, consumato nelle prime ore del mattino da agricoltori che stanchi ed affamati trovavano energia in questa preparazione che può essere a base di carne, verdure e pesce.

La storia del Dim Sum è collegata allo Yum Cha (bere il tè) infatti questo piatto veniva principalmente preparato nelle case da tè dove veniva servito in abbinamento.

Cotto al vapore o alla piastra è un’ottimo piatto unico, fonte di fibre, proteine e carboidrati.

Nella mia ricette lo preparo alla piastra, mi piace il gusto deciso che lo caratterizza, anche perché io non lo abbino al tè…. Indovinate un po’!

Vi voglio parlare di Alma Escamotage della Tojo Winery, di come Francesco con il suo fare semplice ma esaustivo mi abbia incuriosito tanto da provare il suo vino, perché c’è poco da fare quando una persona parla di quello che fa con amore si sente!

Per prima cosa l’etichetta, trasmette pace e serenità, questo azzurro carta da zucchero, l’ape che con il suo costante lavoro permette che la natura faccia il suo corso.

Alma è Moscato secco dal colore giallo paglierino, al naso fruttato con sentori di frutta tropicale, al palato avvolgente e persistente, si ritrovano tutti i profumi in bocca ma in modo bilanciato e non dominante.

Ho assaggiato Alma senza avere un piatto specifico da abbinare, ma in mente da un po’ avevo i Dim Sum che vi spiego oggi, e come si dice 1 più 1 fa 2..

Ingredienti per circa 20 ravioli:

Per l’impasto:

  • 200 gr farina 00
  • 100 ml di acqua calda
  • sale

Per il ripieno:ù

  • 350 gr di code di gambero
  • 400 gr cavolo cappuccio a punta
  • 2 cipollotti rossi
  • Cinque spezie cinesi
  • 1 spicchio d’aglio
  • Salsa di soia
  • Olio di semi di girasole
  • sale

Procedimento:

Per la pasta, che è la prima cosa che andiamo a preparare ho utilizzato la ricetta di Maurizio Chissenefood uno tra i miei blogger preferiti!

Scalda l’acqua per circa 2 minuti in microonde, mescola acqua e farina, aggiungi il sale e lavora con le mani fino ad ottenere un’impasto omogeneo, lascia riposare coperto per 15 minuti, lavora ancora l’impasto, avvolgi con pellicola e metti da parte.

Prepariamo il ripieno, sgusciamo e laviamo i gamberi, con un coltello sminuzza i gamberi.

Lava il cavolo cappuccio e i cipollitti, trita il tutto e fai soffriggere in padella ben calda con olio di semi di girasole. Fai cuocere il cavolo cappuccio con cipollotto e aglio, aggiungi sale e 2 cucchiaini di cinque spezie cinesi.

Infine aggiungi i gamberi e fai cuocere ancora pochi minuti, mentre sfumi con salsa di soia. Lascia raffreddare il ripieno.

Porziona l’impasto in circa 20 parti, con un mattarello stendi formando dei cerchi, aver aggiunto acqua calda all’impasto lo renderà particolarmente elastico.

Farcisci ogni disco con il ripieno, appoggiando il raviolo sul palmo della mano chiudi il raviolo formando delle pieghe da un lato.

Fai scaldare la padella, aggiungi circa 150 ml di acqua che servirà a cuocere i ravioli, quando buona parte dell’acqua sarà assorbita sfuma con salsa di soia e fai rosolare.

A piacere si può aggiungere del peperoncino piccante o diminuire la quantità di spezie presenti.

Pizza tart

Pizza tart

Dopo aver fatto e rifatto cream tart di ogni forma, lettera, numero ho deciso che era giunto il momento di trasformare in tart anche la mitica pizza.

Si lo ammetto mi basta dormire poche ore, quindi pendo molto, sopratutto al mattino presto, questa idea nasce più o meno alle 5.30 appena sveglia.

Ho pensato alla pizza tart come alla cream tart, quindi un consumo non per intero ma a fetta, magari in una serata in compagnia oppure un aperitivo, insomma un occasione in cui spizzicare qualcosa magari bevendo una bella birra artigianale.

Gli ingredienti scelti sono assolutamente modificabili in base alle esigenze e gusti, esigenze anche e magari di abbinamento al drink o birra.

Per la mia ricetta utilizzo i formaggi Sabelli , direttamente da Ascoli Piceno con latte del Gran Sasso, li trovo ottimi, dalla ricotta, alle mozzarelline e la mitica stracciatella di burrata, sono facili da reperire in tutti i supermercati. Un prodotto indubbiamente per la grande distribuzione ma molto molto buono.

Ingredienti per la base 30 cm:

Ingredienti per la farcitura:

  • Passata di pomodoro qb
  • 2 cucchiai di Parmigiano Reggiano
  • 10 mozzarelline Sabelli
  • 8 foglie di basilico
  • Olio evo
  • 1 cucchiaino di pinoli
  • circa 8 datterini gialli
  • sale
  • Stracciatella di burrata Sabelle
  • 1 zucchina
  • Prosciutto crudo
  • circa 10 ciliegini

Procedimento:

La base pizza che prepariamo è a lunga lievitazione quindi per prima cosa procediamo con l’impasto, prevede una lievitazione in frigorifero di 48 ore, se volete che sia pronta in 24 ore raddoppia la quantità di lievito.

In planetaria, farina, malto, 280 gr di acqua in cui avrai sciolto il levito, aziona planetaria con la foglia, impasta fino a quando non sarà incordato, che significa staccato dalla ciotola e attaccato alla foglia.

Cambia la foglia col gancio, aggiungi i restanti 30 gr di acqua e impasta fino ad incordare, aggiungi il sale e l’olio, fai incordare.

Impasta per circa 10 minuti, staccando l’impasto dal gancio tre volte.

Ungi un contenitore a chiusura ermetica con un filo d’olio, trasferisci l’impasto al suo interno e chiudi con coperchio, lascia riposare un’ora a temperatura ambiente e poi frigo per 24 ore.

Trascorso il tempo di riposo in frigo lascia l’impasto a temperatura ambiente un’oretta, per fare prima puoi anche fare forno con luce accesa.

La pizza tart sarà a 2 strati, quindi dividi l’impasto in 2 parti uguali, stendi l’impasto con le dita e fai una piega a tre, in pratica devi ripiegare all’interno i 2 lembi sovrapponendoli, e fare lo stesso anche dall’altro lato.

Infarinando la spianatoia forma delle palline pirlando l’impasto con le mani, lascia riposare coperto 2 ore.

Nel frattempo, lava i datterini gialli tagliali a metà e aggiusta di sale, metti a sgocciolare le mozzarelline, affetta e griglia le zucchine, lava i ciliegini e falli cuocere 5 minuti in padella con olio e sale in maniera che si abbrustoliscano, frulla il basilico in cieca 80 ml di olio evo, pinoli e sale.

Accendi il forno a 240°, su 2 fogli di carta forno stendi gli impasti, aiutati con un filo d’olio evo. Ricava da un pezzo di carta forno un cerchio del diametro di 30 cm, rifila la pasta stesa. Con una ciotola del diametro di circa 10 cm ricava il foro al centro del disco.

Non buttare i ritagli, possono diventare fantastiche pizzette o grissini.

Ungi entrambi i dischi con olio evo, inforna il disco che sarà farcito con pomodoro per 10 minuti, il disco superiore per 15.

Farcisci il disco che hai cotto 10 minuti con pomodoro e parmigiano, inforna ancora 5 minuti, farcisci con le mozzarelline e i mezzi datterini gialli, e per finire persto leggero.

Adagia il secondo disco sul primo farcito, procedi con stracciatelle di burrata, zucchine grigliate, ciliegini arrostiti e rose di prosciutto crudo.

Taglia e servi!!!

Pizza tart
Pizza tart