Le ali della bellezza Merano Wine festival 2021

Merano wine festival 2021

Finalmente dopo due anni è tornato  il Merano Wine Festival in presenza, dopo l’edizione digital del  2020 imposta dalla pandemia. Il tema della 30° edizione Le ali della bellezza è un inno alla voglia di ripartire,  pensare al bello, e perché no al bello che caratterizza anche il mondo wine e food.

Se per caso ti stai chiedendo in che modo un evento della portata del Merano Wine Festival possa ripartire in sicurezza, la risposta si trova nel termine organizzazione, ingressi contingentati anche nelle singole sale, mascherina e distanza maggiorata tra gli espositori, ampliamento degli spazi espositivi.

Sappiamo tutti ormai che quando parliamo di MWF parliamo eccellenza, esclusività che da 30 anni contraddistingue  l’autunno meranese. La selezione di espositori che la manifestazione propone è il frutto di un lavoro lungo 365 giorni. Una selezione rigida, una giuria d’élite assegna il tanto ambito sigillo, Platinum, Gold, Rosso.

L’edizione si è svolta come di consueto nel Kurhaus, in GourmetArena, al Teatro Puccini, all’Hotel Terme Merano e in altri hotel meranesi. Diversi gli appuntamenti proposti oltre alla degustazioni dei 1300 espositori presenti in area food e wine, dalla presentazione di libri inerenti al tema vino, ad appuntamenti con i Consorzi di Tutela per la presentazione di nuovi progetti ed obbiettivi.

Il Merano Wine Festival è il primo evento organizzato in Europa che, dal 1992, punta sulla qualità selezionata in un ambiente elegante.. È stato il primo evento a realizzare un percorso sensoriale con un unico calice di vino, ed il primo in assoluto denominato WineFestival.

Il MWF deve essere visto come un forum di scambio di opinioni tra produttori e realtà differenti tra loro, professionisti del settore e consumatori, un confronto ai massimi livelli in ambito eccellenze. Ricorderò sicuramente l’edizione 2021 come la più vivibile in tema di rapporti umani, l’ingresso contingentato alle sale ha fatto in modo che si potesse interagire di più con i singoli produttori, creando dialoghi costruttivi e scambio di opinioni.

Le selezioni 

Tutte le aziende produttrici che ambiscono a partecipare a questo evento esclusivo devono sostenere un iter di selezione severo e accurato. Durante tutto l’anno le aziende inviano i loro migliori prodotti per riuscire ad ottenere il premio The WineHunter Award, unico riconoscimento che gli permetterà di partecipare al Merano Wine Festival.

Non importa se si tratta di produttori vinicoli, food, birrifici, tutti devono seguire l’iter ben preciso per riuscire a partecipare alla manifestazione.

Location e appuntamenti 

La location principale del Merano WineFestival è il Kurhaus, edificio storico di Merano e si affaccia sulla famosa Passeggiata Lungo Passirio Meranese e rispecchia l’eleganza della città.

Ogni sezione dell’evento si svolge in una prestigiosa location e in tutta la città di Merano: dall’Hotel Therme Meran, alla Piazza della Rena, al Teatro Puccini, fino al Corso della Libertà.

Le novità

Il Merano WineFestival ha dedicato una sezione anche al settore più in crescita negli ultimi anni, quello dei vini biologici, biodinamici, naturali, “orange” e PIWI, vitigni resistenti alle malattie, ossia Naturae et Purae bio&dynamica.

Le Masterclasses sono una sezione dedicata ad una varietà di degustazioni guidate di eccellenze enologiche nazionali ed internazionali con lo scopo di creare cultura e sapere, la conoscenza è tutto e imparare vuol dire progredire.

A chiusura del Merano Wine Festival, un’emozionante Catwalk Champagne, la sfilata di alcune tra le più famose case champagnistiche in abbinamento ad alcune selezionatissime eccellenze di culinaria che ben si sposano con lo Champagne: dominanti le aziende del settore ittico, quello dolciario e alcuni caseifici.

I calici che mi sono rimasti impressi

Indubbiamente è difficile individuare i preferiti in un solo giorno al festival, ma è senz’altro possibile con degustazioni mirate trovare delle chicche, anche se parlando già di eccellenze è anche facile come obbiettivo da raggiungere.

Due i vini che mi hanno impressionato, e se ti va te li spiego nelle prossime righe, magari chissà ti verrà voglia di assaggiarli.

Ti parlo di un Pinot Nero dell’Alto Adige, tipologia che conosco bene ma il prodotto di Josef Brigl mi ha scaldato il cuore. Poi ci spostiamo in Valtellina e da Nino Negri parliamo di Sfurzat, per me la prima volta.

Pinot Nero Josef Brigl

Pinot Nero Josef Brigl
Pinot Nero Josef Brigl

I valori e i principi, il rigore che da 700 anni guidano questa cantina credo si ritrovino tutti nel calice che di va ad assaggiare “un buon vino nasce nel vigneto” una grande realtà oltre ad essere un dato di fatto.

E’ dalla cura in campo che prosegue poi in cantina che si ottiene un vino, in questo caso un Pinot Nero caldo ed avvolgente, sensuale, oserei dire vellutato e piacevolmente speziato.

Il profumo e i sapori dei frutti di bosco si percepiscono al naso e si ritrovano nel palato, un calice che crea calore e che emana passione, sicuramente adatto a piatti di carne robusti e formaggi stagionati.

Sfursat Carlo Negri

Sfursat Nino Negri
Sfursat Carlo Negri

Da uve Chiavennasca detto anche il Nebbiolo lombardo, lo Sfusat Carlo Negri viene prodotto solo nelle annate migliori e in numero limitato di bottiglie, da una selezione delle migliori uve della Valtellina.

Pensa che i vigneti di questa cantina grazie alla loro esposizione ricevono le stesse ore di sole dell’isola di Pantelleria, immagina solo il sapore e i profumo di questi grappoli.

Uve sottoposte ad appassimento che donano al vino corpo, un vino robusto, com’è robusta una vite che vive e cresce direttamente sulle rocce della Valtellina, ovviamente parliamo di selezione del grappolo in vigneto e raccolta manuale.

Di sicuro da gustare in una serata fresca abbinato a un buon piatto di cacciagione.

Pizza gourmet con polvere di broccolo

Pizza gourmet con polvere di broccolo e confondo Buccia Nera

E’ arrivato l’autunno e con esso il doveroso cambio stagionale di ortaggi e frutta, padroni incontrastati di questa stagione sono zucca, broccolo, cavoli, finocchi e chi più ne ha più ne metta, oggi ho deciso di preparare una pizza gourmet con polvere di broccolo.

L’utilizzo delle polveri in cucina è sempre più frequente, nel caso del broccolo ne concentra le proprietà nutritive , allo stesso tempo diminuisce uno dei risvolti sgradevoli di questo ortaggio, come “l’odore forte” in cottura.

Nella ricetta è presente anche la mia amata zucca, in particolare la zucca violina, dalla polpa compatta, adatta per creme, gnocchi, fritta e al forno, ma anche per torte salate e dolci. Di zucche ne esistono molti tipi che variano esternamente esteticamente, ma soprattutto la loro polpa ha consistenze molto diverse.

Il contest

L’invaiatura del foliage porta con se il contest del Movimento Turismo del Vino Toscana, quindici blogger abbinati al altrettante cantine della regione italiana famosa in tutto il mondo per la viticoltura, i suoi famosi vini rossi come il Chianti.

Il tema per l’edizione 2021 è “la merenda d’autunno” ricette a tema autunnale che ben si abbinino con il vino ricevuto dalla cantina assegnata, un modo per promuovere un territorio, un prodotto ma in primis la stagionalità.

Abbinare un vino a una ricetta non è semplice, soprattutto se non si conosce il vino in questione, ma il confronto, interagire con la cantina per capire il prodotto e la filosofia aziendale aiuta molto.

E’ quello che è successo con Anastasia della cantina Buccia Nera abbinata al mio blog, una piacevole chiaccherata dopo che io avevo visionato le scede dei vini presenti sul sito.

Uno scambio di vedute, ma anche lo spiegare a voce la linea produttiva e l’idea che caratterizza i prodotti della cantina.

La scheda del vino è l’unico modo che una persona ha per capire il vino senza assaggiarlo, note tecniche, vitigno, sentori e abbinamento guidano la persona in un percorso, che è parte integrante dell’impronta che il viticoltore ha voluto dare al vino.

La cantina

Nasce a fine dell’ottocento con l’edificazione della prima sede, a partire dal 1926, la famiglia si impegna subito nella produzione di Chianti doc, con l’impiego di sole vasche di cemento.

Gli anni ’70 Amadio Mancini subentra nella direzione dell’azienda, da subito intenzionato ad ammodernarne e migliorarne le tecniche di coltivazione e produzione. Sono anni di grande sviluppo, nuovi impianti e culture.

Nel 2002 arriva per la cantina la certificazione biologica, in contemporanea partono i lavori nelle proprietà acquisite negli anni, confermando lo sviluppo della cantina.

Il nome della cantina deriva da un nonno conosciuto con questo soprannome dovuto alla sua pelle scura e coriacea, risultato del continuo lavoro all’esterno tra vigneti e olivi. Di proprietà della cantina cinquanta ettari di vigneto biologico e sostenibile.

Oggi Anastasia, Alessia e Roberta Mancini, figlie di Amadio gestiscono la cantina, dopo anni al fianco del padre, crescendo per raccogliere un giorno questa eredità.

Confondo metodo ancestrale

Un vino prodotto col metodo ancestrale è un vino prodotto con una vinificazione antica, un metodo usato dai nostri antenati, quando i tempi della natura venivano ascoltati e seguiti.

Ottima espressione di questi prodotti detti anche col fondo è il Confondo bianco, uve Chardonnay, Traminer, Incrocio Manzoni, Malvasia, Sauvignon Blanc, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Moscato Giallo.

Conferiscono al vino sentori di frutta a polpa bianca, ma anche un floreale leggero, al palato si percepiscono anche i lieviti, in bocca è minerale con note di erbe aromatiche.

Quando si versa è caratterizzato da una schiuma sottile, un color pompelmo reso vellutato dai leviti che nel metodo ancestrale rimangono all’interno della bottiglia.

Perché abbinarlo a una pizza? In bocca la sua bollicina sottile pulisce il palato, e accompagna bene tutti gli ingredienti che la compongono, le farine consistenti, il lievito, fino ad arrivare alla tartare di gambero rosso e alla delicata grassezza della ricotta.

All’assaggio è lungo e persistente, con note agrumate che accompagnano e sostengono ogni boccone.

Ingredienti per 4 pizze

Per la base:

  • 180 gr farina di semola rimacinata
  • 80 gr farina manitoba
  • 180 gr farina tipo 2
  • 10 gr polvere di broccolo
  • 370 ml di acqua
  • 15 ml olio evo
  • 4 gr malto
  • 3 gr lievito di birra secco
  • 12 gr sale

Per farcire:

  • 200 gr di code di gambero rosso
  • 300 gr di zucca violina pulita
  • 200 gr di ricotta fresca
  • Broccolo circa 8 cime
  • 80 ml di panna fresca
  • Granella di pistacchi
  • Olio evo
  • Aneto
  • Timo
  • Pepe nero

Procedimento

Prepariamo la base:

Per prima cosa prepara l’impasto della pizza visto che dovrà riposare in frigo per 48 ore, l’impasto é ad alta idratazione e ha una percentuale molto bassa di lievito. Questo lo rende molto digeribile.

In una ciotola versa l’acqua a temperatura ambiente e il lievito secco, mescola bene per far attivare il lievito.

Nella ciotola della planetaria versa le farine, la polvere di broccolo e il malto, aziona la planetaria con gancio a foglia e aggiungi poco alla volta l’acqua.

Come detto in precedenza l’impasto è molto idratato, quindi va lavorato con la foglia per cinque o sei minuti prima che inizi a prendere consistenza.

Quando l’impasto inizia a legare aggiungete il sale, quando sarà inglobato nell’impasto ferma la macchina e sostituisci la foglia con il gancio.

Aziona la planetaria e aggiungi in tre step l’olio, lavora l’impasto per 5minuti, ferma la macchina e rovescia l’impasto su se stesso. Ripeti questa operazione quattro volte, servirà in fase di cottura a far crescere di più la tua pizza.

Versa l’impasto in una ciotola unta con olio evo, copri con coperchio e fai riposare a temperatura ambiente per due ore. Poi fai riposare in frigo per 48 ore.

Trascorso il tempo di maturazione rovescia l’impasto su una spianatoia che avrai spolverato con semola, dividi in quattro parti, stendi l’impasto aiutandoti con le dita, cerca di dare una forma rettangolare, quindi effettua una piega a tre.

Ripiega i lembi lunghi verso il centro, quindi ripiega anche il verso opposto e lascia riposare 20 minuti coperto con il contenitore che hai usato per il frigo. Ripeti l’operazione due volte.

Lascia lievitare le quattro porzioni coperte a temperatura ambiente per 4 ore.

La farcitura

Sbuccia la zucca e taglia a fatte spesse circa mezzo centimetro, adagia su carta forno, condisci con timo, olio evo e sale, inforna a 200° statico per circa 30 minuti.

Frulla con frullatore a immersione la zucca aggiungendo la panna, qualche foglia di aneto e circa un cucchiaio di olio evo, otterrai una crema con cui farcire la pizza. Io ho trasferito la crema in un dosatore per salse.

In una ciotola lavora la ricotta con un pizzico di sale, 2 cucchiai di granella di pistacchi e un filo di olio evo. Con le mani forma delle sfere, cinque per ogni pizza da tenere in frigo fino al momento dell’utilizzo.

Lava le code di gambero rosso, controlla se sono prive dell’intestino, eventualmente rimuovilo con un coltellino. Con un coltello riduci a tartare le code, condisci con olio evo, sale e pepe.

Lava e taglia a fette spesse circa tre millimetri le come di broccolo, padella calda con un filo di olio evo. Fai arrostire il broccolo per qualche minuto, copri con coperchio.

La cottura

Io cuocio le mie pizze su pietra lavica che faccio scaldare in forno, si può utilizzare anche la placca, l’importante è far scaldare con il forno. Quindi prima di tutto accendere il forno a 250° con placca o pietra all’interno.

Su un piano di lavoro infarinato con semola stendo l’ impasto picchiettando con i polpastrelli, un filo di olio evo e trasferisco le mie pizze sulla base calda, cuoci per 15 minuti a 250°.

Togli le pizze dal forno, farcisci con la crema di zucca creando una spirale. inforna per latri 5 minuti.

Trascorso il tempo togli dal forno, taglia ogni pizza in 5 parti, farcisci con sfera di ricotta, tartare di gambero rosso e broccolo arrostito, aneto e un filo d’olio evo.

 

Namelaka al cioccolato bianco con chutney agli agrumi

namelaka al cioccolato bianco

La namelaka al cioccolato bianco è una crema versatile, che può essere utilizzata per farcire una crostata moderna, o come si vede in foto creare un dolce con impiattamento accattivante.

Ne esistono molte versioni, al limone, al cioccolato fondente, ma io reputo la namelaka al cioccolato bianco la più versatile per abbinamenti.

Come in questo caso, abbinata ad un chutney agli agrumi con Malfy Gin all’arancia, un tocco di acidità per contrastare la dolcezza della crema.

Ingredienti per 12 semi sfere da 3 cm:

Ingredienti per la namelaka:

  • 60 gr latte intero
  • 5 gr sciroppo di glucosio
  • 2,5 gr di colla di pesce
  • 90 gr cioccolato bianco
  • 125 ml panna fresca
  • 1/2 bacca di Vaniglia

Ingredienti per il chutney di arance:

  • Arancia 1
  • 50 ml gin Malfy all’arancia
  • 200 ml di succo d’arancia
  • 3 cucchiai di zucchero
  • Un pizzico di pepe bianco
  • Granella di pistacchi

Procedimento per la namelaka al cioccolato bianco:

In acqua fredda fai ammollare la colla di pesce per di minuti.

In un pentolino portare ad ebollizione il latte, il glucosio, aggiungi la colla di pesce strizzata e  i semi della bacca di vaniglia.

Trita il cioccolato bianco e fai sciogliere a  bagnomaria, incorpora composto il composto precedentemente portato ad ebollizione, mescola bene e aggiungi la panna liquida fredda.

Versa la crema  nelle semi sfere del diametro di 3 cm e fai solidificare in frigo per almeno 6 ore.

Procedimento per il chutney agli agrumi:

Lava bene l’arancia e taglia a pezzi, elimina eventuali semi. In un pentolino fai cuocere arancia a pezzi, zucchero e succo all’arancia per circa 20 minuti.

Aggiungi il gin e il pizzico di pepe, fai cuocere ancora 10 minuti, frulla con frullatore a immersione e fai raffreddare.

Sforma le sfere con l’aiuto di un coltello, impiatta con knel di agrumi e granella di pistacchio.

 

Hostaria Verona. Dove il vino diventa spettacolo

Hostaria-verona-2021

Anche se non si è mai fermata riparte in grande Hostaria Verona 2021, con prevendite on line soul out, e il centro di Verona invaso dal buon vino e dalla voglia di testimoniare con un selfie, rigorosamente con calice pieno, un graduale ritorno alla normalità.

La settima edizione

Settima edizione ricca di eventi per questa manifestazione dedicata al vino che si svolge nel cuore della bella Verona, oltre 350 vini in assaggio, prodotti caseari del territorio, ma anche riso importante risorsa per il territorio, ma anche attenzione al sociale con le volontarie dell’ ANDOS che illuminano l’Arena di rosa per sensibilizzare nella lotta al tumore al seno.

Presenze e premi importanti anche per il 2021, come la chef stellata Cristina Bowerman e Francesco Moser a cui viene assegnato il premio “Paiasso” dedicato al regista attore Roberto Puliero.

Consegnati durante la manifestazione anche gli attestati della Guida dei vini di Verona “Verona Top 100“, manuale che ogni anno si pone come obbiettivo il raccontare i vini di un territorio meraviglioso.

Insomma Verona si conferma punto cardine nel settore wine anche grazie a manifestazioni come questa che mira anche a far avvicinare al vino persone che non hanno una competenza tecnica specifica.

I social a Hostaria

Per il 2021 è stato studiato un’impatto social di tutto rispetto, schierando nel vero senso della parola alcuni tra i più conosciuti wine influencer del panorama web italiano, per raccontare il festival live direttamente dalle sue piazze con i produttori.

Un’impatto se vogliamo diretto meno formale, senza però perdere la precisione la tecnica, ma raccontando i vini, le produzioni i perché in un modo che è sempre più parte del nostro vivere quotidiano, una stories, un post, sappiamo tutti che se in una persona si suscita curiosità quella persona poi approfondirà il tema.

Le conferme

Un percorso quello di Hostaria Verona che passa anche attraverso i Consorzi che tutelano i prodotti e che creano intorno ad essi forza e sinergia:

Durello e Friends

30 case spumantistiche presentano la naturale unicità dello spumante Lessini Durello Doc, all’interno della splendida Loggia in Piazza dei Signori, un grande spumante accattivante con tutte le sue sfaccettature.

Il Custoza

 In Cortile Mercato Vecchio si presenta ad Hostaria il Consorzio tutela Vino Custoza, 50 cantine che propongono in degustazione un vino fresco ma dalle spiccate note aromatiche.

Garda Doc

Cortile Mercato Vecchio 54 vini in degustazione, per le bollicine che nascono dalle brezze del Lago di Garda. Uno spumante di un’area di produzione che si estende dalla Valtènesi alla Valpolicella.

Casa Lugana

Nella piazza dei veronesi Piazza Bra, quasi 100 referenze di Lugana nelle sue 5 diverse interpretazioni. il Lugana base, il Superiore, la Riserva, la Vendemmia Tardiva e lo Spumante, perfetta unione tra clima e territorio.

Presente anche per questa edizione il consorzio del Monte Veronese, in Piazza Bra con la sua “casetta” e le sue master class per capire e conoscere meglio il prodotto, e imparare l’abbinamento perfetto col vino

La mia “Hostaria”

Adesso come sempre le mie scoperte, se così le vogliamo chiamare, il vino o i vini che mi hanno impressionato, ovviamente in modo piacevole. Che hanno suscitato in me curiosità e necessità di approfondimento.

Carilius wine

Carilius-Soave-DOC
Carilius-Soave-DOC

L’ anima artistica di Raffaella si percepisce subito dall’etichetta pulita ma d’impatto, voluta dalla proprietaria per rappresentare i suoi vini nel mondo.

Piacevolmente impressionata dal Soave DOC proposto in degustazione, prodotto a Soave zona Monte Foscarino, suolo vulcanico, presenza di calcare e terreno argilloso, queste componenti donano al vino sentori minerali che spiccano all’assaggio ma mai in modo predominante.

Al naso si percepiscono i fiori bianchi, la pesca e l’albicocca, ma anche la mela, un vino fresco e sapido di buona persistenza, che a mio avviso può sostenere abbinamenti gastronomici anche “spinti”, a mio avviso da provare con il luccio in salsa.

Carilius-wine
Carilius-wine-box-regalo

Meritano menzione anche le box regalo, con uno sguardo eco friendly in cartone riciclato, contiene ovviamente vino e prodotti del territorio.

Villa San Carlo

Per chiunque si intenda un po’ di vino quando si nomina Verona la prima cosa che salta in mente è lui, l’Amarone.

Villa-San-Carlo-wine
Villa-San-Carlo-wine

Devo dire che da parecchio tempo non assaggiavo un’Amarone così coinvolgente, non troppo dolce, ma allo stesso tempo rotondo ed equilibrato.

I vitigni utilizzati sono i classici impiegati per il prodotto di cui stiamo parlando, Corvina, Corvinone, Rondinella, uve selezionate e raccolte a mano, riposano per circa 100 giorni in fruttaio a 120 mt di altezza, godendo così di ventilazione naturale.

Colore spettacolare rosso rubino che vira leggermente al granato, profumato, intenso di frutta rossa, ciliegia e note di tabacco persistenti, speziato. A differenza di molti Amarone assaggiati negli anni il Villa San Carlo invoglia all’assaggio successivo, invoglia alla meditazione, prendersi del tempo, degustare a pieno, senza fretta, perché alla fine l’Amarone è un vino da meditazione.

A mio avviso perfetto con formaggi stagionati, erborinati, da provare sicuramente con un blu di capra.

Sformato di zucca e zucchine

sformato di zucca e zucchina

La ricetta che ti lascio oggi è il risultato delle stagioni che si incontrano, che si uniscono, l’estate con la zucchina che lascia piano piano il posto all’autunno con la zucca, oggi ti lascio la ricetta del mio sformato di zucca e zucchine.

Ma è anche l’idea che si concretizza e prende forma quando durante un week end dedicato all’arte casearia a latte crudo assaggi un prodotto che tutto d’un tratto fa quadrare tutte le idee che avevi in mente, ma andiamo per gradi.

La manifestazione è Cheese, organizzata da Slow Food, che si è svolta il terzo fine settimana si settembre a Bra. L’edizione 2021 ha il sapore della ripartenza, una delle prime fiere organizzate in presenza, ma anche un tema importante “considera gli animali“.

Se ci pensi senza animali allevati bene, alimentati in modo corretto non esiste latte, e se non esiste latte non esiste nemmeno formaggio, un tema importante per un’edizione importante.

Bra diventa per quattro giorni la vetrina per quasi 500 espositori, chiamati a spiegare prodotti e filosofia, teatro per master class e degustazioni guidate.

E’ proprio assaggiando i prodotti di vari espositori che ho scoperto i prodotti della Latteria Perenzin, in particolare gli affinati, tra tutti mi ha colpito il formaggio caprino al timo.

Formaggio prodotto con latte delle Alpi e Prealpi, stagionato circa tre mesi e affinato in timo coltivato in Sicilia. Al naso è elegante, la nota caprina del formaggio è smorzata dall’aroma del timo, al palato si scioglie letteralmente in bocca.

Una lunga storia che nasce nel 1898, 120 anni di produzione, una questione di famiglia, sempre e comunque, facendo fronte a tutte le prove che più di un secolo di attività devi attraversare.

Ingredienti per tre pirofile cm 12×12:

  • 750 gr di zucca hokkaido
  • 300 gr di zucchine
  • 400 gr di patate
  • 150 gr di formaggio di capra al timo Perenzin
  • 100 gr di ricotta vaccina
  • 9 cucchiai di farina
  • 2 uova
  • 8 gr lievito istantaneo per salato
  • Timo fresco
  • Olio evo
  • Sale
  • Pepe nero

Procedimento per lo sformato di zucca e zucchine:

Per prima cosa lava la zucca, le zucchine e le patate. Taglia le zucchine a rondelle, sbuccia la zucca e taglia e pezzi, sbuccia le patate e taglia e rondelle. Trasferisci nella vaporiera, aggiusta di sale e cuoci a vapore per circa 20 minuti.

Versa la zucca nel mixer, aggiungi la metà di patate, formaggio, ricotta, e lievito, aggiungi l’uovo e quattro cucchiai di farina, aggiusta si sale e pepe e aziona il mixer. Versa il composto in una ciotola.

Risciacqua il mixer e ripeti l’operazione con le zucchine, questa volta i cucchiai di farina sono cinque.

Ungi le pirofile con olio evo, versa tre cucchiai di impasto alla zucca, livella con un cucchiaio, aggiungi tre cucchiai di impasto di zucchine e livella.

Inforna a 180° per 45 minuti, a metà cottura ungi la superficie con un filo d’olio.

Lascia intiepidire e servi, lo sformato di zucca e zucchine può essere servito come antipasto ma anche come piatto unico con l’aggiunta di un’insalata.

 

Bavetta con tartare di tonno e gin Malfy limone

Bavetta con tartare di tonno e Malfy gin al limone

Il gin è sicuramente il distillato più consumato del 2021, versatile per sapore e colore viene spesso abbinato a ricette, nel mio caso oggi ti propongo una bavetta con tartare di tonno e gin Malfy al limone.

Abbinamento pesce e limone se vogliamo è un classico della cucina, meno usuale se vogliamo è abbinare il gin e il vino, nel nostro caso Durello, ma credo che nelle giuste dosi tutto si possa fare e proporre.

Il sentore di limone e ginepro si sposa bene con le note tendenzialmente amare del Durello. Limoni naturali coltivati nella costiera amalfitana per un prodotto 100% made in italy.

Adesso è arrivato il momento di spiegare ricetta e cocktail!

Ingredienti per 4 perone

Per la pasta:

  • 360 gr di bavetta
  • 200 gr di tonno fresco (da consumare crudo)
  • 20 gr prezzemolo
  • 10 nocciole spellate e tostate
  • 2 limoni con buccia edibile
  • Olio evo
  • Sale
  • Sale nero

Per il cocktail:

Procedimento per la pasta:

Per prima cosa prepara la crema, lava il prezzemolo e trasferiscilo nel boccale del frullatore a immersione.

Aggiungi il succo di 1 limone, aggiungi 20 ml di olio evo, le nocciole e aggiusta di sale, frulla fino ad ottenere una crema.

Con un coltello taglia il tonno, mi raccomando chiedi al pescivendolo se può essere consumato crudo, prima a cubetti e poi lavora fino ad ottenere una tartare, sposta il tonno in una ciotola, condisci con un filo d’olio evo e zest che avrai ricavato da un limone con una grattugia.

Porta a bollore abbondante acqua salata, versa le bavette e fai cuocere, segui il tempo di cottura indicato nella confezione.

Versa in un calice 2/3 di Durello e 1/3 di gin al limone, entrambi beli freschi, circa 4°.

Scola la pasta, condisci con olio evo. Impiatta creando un nido arrotolando le bavette con una pinza in un mestolo, adagia nel piatto.

Condisci con la crema di prezzemolo e tartare di tonno, tocco finale sale nero.

Gamberoni al pompelmo rosa e lamponi con gin Malfy

Gamberoni al pompelmo rosa e lamponi con gin Malfy

Malfy è gin 100% made in italy, in ogni componente, gli agrumi che servono per aromatizzare il distillato arrivano direttamente dalla Sicilia nel caso del pompelmo rosa e dell’arancia rossa, oggi ti spiego come preparare i gamberoni al pompelmo rosa e lamponi.

Per questo gin dal sapore agrumato ma non eccessivo ho voluto abbinare i gamberoni che nel sapore hanno una tendenza dolce, le note di rabarbaro date dal gin al pompelmo rosa bilanciano il tutto.

A questa ricetta ho voluto abbinare un classico gin tonic, ma preparato con Malfy al pompelmo rosa, come guarnizione lampone fresco e una fettina di pompelmo sottile sottile.

Se non hai mai assaggiato il lampone fresco sorseggiando un gin tonic prova e poi dimmi, io lo trovo favoloso.

Ingredienti per 4 persone

Per i gamberoni al pompelmo rosa e lamponi:

  • 12 gamberoni
  • 2 pompelmo rosa
  • 10 lamponi
  • Indivia belga 2 ceppi
  • Valeriana qb
  • Olio evo
  • Pepe di lampong
  • Sale

Per il cocktail con gin al pompelmo rosa:

  • 250 ml di gin al pompelmo rosa Malfy ( da aggiungere 150 ml per marinatura)
  • 500 ml di tonica
  • Lamponi e pompelmo rosa per guarnire
  • Ghiaccio se piace

Procedimento:

Per prima cosa sguscia i gamberoni, tre gamberoni vanno privati anche di testa e coda, gli altri  (puramente per estetica) devono avere testa e coda integre.

Trasferisci i gamberoni in una pirofila, versa circa 150 ml di gin e fai marinare in frigo per circa 2 ore.

Versa i lamponi nel boccale del mixer, aggiungi il succo di mezzo pompelmo, un pizzico di pepe e frulla con frullatore a immersione.

Sbuccia il pompelmo con un coltello in modo da levare tutta la buccia, si deve vedere la polpa. Sempre con il coltello ricava gli spicchi pelati a vivo.

Lava e asciuga indivia belga e taglia  a rondelle, lava anche la valeriana e dividi le foglie.

Scalda una padella, versa un filo di olio evo e cuoci i gamberoni due minuti per lato, fino a che diventeranno colotiti, aggiusta di sale.

Impiatta indivia e valeriana sul fondo, condisci con olio evo e sale, adagia un gambero totalmente sgusciato sul fondo, aggiungi altri due crostacei con la testa.

Guarnisci con le fette di pompelmo rosa pelato a vivo e la salsa di lamponi.

Saccottini al cioccolato fondente

Saccottini al cioccolato

I miei saccottini al cioccolato perfetti per la colazione o la merenda, leggeri ma gustosi con tanto cioccolato fondente.

Preparati con farina integrale di 5 cereali, preparati in casa così sai gli ingredienti usati, e diciamocelo sono anche più buoni.

Mi sembra già di sentirti, hai poco tempo, poca voglia magari dopo un giorno di lavoro, ma mente i saccottini al cioccolato lievitano o cuociono puoi fare dellìaltro.

Vuoi mettere il profumo in cucina.

Ingredienti per 6 saccottini al cioccolato:

  • 80 gr farina integrale cinque cereali
  • 70 gr farina integrale di grano tenero
  • 60 gr farina manitoba
  • 70 gr zucchero semolato
  • 120 ml di latte temperatura ambiente
  • 50 gr di burro a pomata
  • 2 gr lievito di birra secco

Per il ripieno e la glassa:

  • 100 gr cioccolato fondente
  • Semi di girasole
  • 2 cucchiai di zucchero a velo
  • 20 ml di latte freddo

Prepariamo i saccottini al cioccolato:

Aggiungi il lievito al latte e mescola bene. Nella ciotola della planetaria aggiungi farina, zucchero, latte, aziona la planetaria munita di gancio e impasta per 10/15 minuti.

Fino a che l’impasto sarà incordato e quindi si staccherà dalla ciotola per attaccarsi al gancio.

Trasferisci l’impasto in una ciotola, copri con pellicola e fai lievitare fino a raddoppio a una temperatura di 26/28°.

Trasferisci l’impasto sulla spianatoia e stendi con mattarello fino ad ottenere un rettangolo, ricava sei rettangoli cm 8 per 10.

Trita il cioccolato a pezzi abbastanza grandi e disponilo al centro dei rettangoli, ripiega i lati lunghi 8 cm , bagna la pasta con un po’ d’acqua per far si che la pasta aderisca bene.

Trasferisci su placca da forno foderata, copri con pellicola e lascia lievitare due ore coperto con pellicola.

Accendi il forno statico a 180°, in una ciotola mescola zucchero a velo e latte, spennella i saccottini e farcisci con i semi di girasole. Inforna per 20 minuti.

La mia ricetta pane croccante con lievito di birra

Ricetta pane croccante

:4 Fare il pane fatto in casa è visto sempre come una cosa complicata. Ma se segui la ricetta giusta può rivelarsi meno complicato delle aspettative, per questo oggi salvo ne l blog la mia ricetta pane croccante.

Chi legge il mio blog sa che solitamente utilizzo il mio licoli, ma non tutti hanno, oppure non hanno tempo e voglia per curare licoli o lievito madre. Ho cercato quindi di creare queste ciabatte con il levito di birra fresco.

Usare il lievito di birra non è un male, l’importante è utilizzarne poco. Sinceramente sono un po’ stufa di vedere in giro ricette composte da 500 gr di farina e 25 gr di ldb.

Tutto quello di cui ha bisogno il tuo impasto con poco lievito è tempo e temperatura giusta per poter lievitare, il risultato sarà maggiore digeribilità e leggerezza.

Questa ricetta necessita di due impasti, il primo chiamato biga. Preparare il primo impasto serve ad attivare il lievito, per migliorare la crescita del pane.

Ingredienti per 10 ciabatte:

Primo impasto biga:

  • 100 gr farina manitoba
  • 100 gr farina tipo 1
  • 50 gr semola  di grano duro integrale
  • 200 gr acqua
  • 2 gr lievito di birra fresco

Secondo impasto:

  • Biga
  • 100 gr farina manitoba
  • 100 gr farina tipo 1
  • 50 gr semola  di grano duro integrale
  • 4 gr malto
  • 160 gr di acqua
  • 10 gr sale

Procedimento ricetta pane croccante:

I tempi che ti indico sono pensati per persone che lavorano e che magari restano fuori casa tutto il giorno. Puoi cambiare fascia oraria in base alle tue esigenze.

La mattina crea la biga, in una ciotola mescola assieme con una forchetta in modo veloce le farine, acqua e lievito, copri con pellicola e fai maturare per 8/10 ore a una temperatura di circa 20°.

Tardo pomeriggio o sera prepara il secondo impasto, nella ciotola della planetaria versa la farina e l’acqua, lascia riposare per 30 minuti, questa operazione si chiama idrolisi e serve a creare la maglia glutinica.

Aggiungi la biga, il malto e aziona la planetaria munita di foglia, quando l’impasto inizia ad incordare (si stacca dalla ciotola per attaccarsi alla foglia) cambia la foglia con il gancio.

Continua ad impastare, quando riprende l’incordatura aggiungi il sale, lavora l’impasto con il gancio per circa 10 minuti a velocità media, dovrà essere incordato.

Prova a pizzicare e tirare l’impasto con le dita, non si deve rompere. Se non si rompe significa che la maglia glutinica si è creata.

Cospargi sulla spianatoia abbondante semola, versa l’impasto, con le mani dagli una forma rettangolare. Dai all’impasto una piega a tre, ripiega i lembi su se stessi per la lunghezza dell’impasto.

Taglia l’impasto in 10 parti il più possibile uguali, ora lavora ogni panino con una piega a tre.

Schiaccia ogni impasto con i polpastrelli delle dita, copri con un canovaccio possibilmente di lino e fai lievitare per 2/3 ore.

Considera che la temperatura adatta per la lievitazione è di 26/28°.

Accendi il forno statico a 240°, adagia sul fondo del forno una ciotola d’acqua che servirà a creare il vapore. La placca va lasciata all’interno del forno perchè deve essere calda.

Cospargi sulla placca un po’ di semola, trasferisci i panini, attenta a non scottarti, inforna per 18 minuti con vapore. Togli la ciotola dal forno e abbassa la temperatura a 200°, cuoci 10 minuti con sportello leggermente socchiuso.

Vedrai che non potrai più fare a meno della mia ricetta per pane croccante.

 

Yakisoba con tataki di tonno e katsuobushi

Attratta dalla cucina orientale, il filone fusion che spopola nel food, ho voluto ricreare a casa, ma dando un mio tocco, uno dei miei piatti preferiti: yakisoba.

Un po’ di difficoltà nel reperire gli ingredienti, ma con l’aiuto di internet e dei vari siti per acquisto di prodotti food che ci sono alla fine ci sono riuscita, ti lascio i link nella lista degli ingredienti.

Ma cos’è la Soba? Letteralmente grano saraceno, che è la farina con cui è creato questo spaghetto. Privo di glutine, per questo motivo adatto ai celiaci, ricco di nutrienti tra cui la vitamina B e sali minerali, ma molto calorico.

Viene preparato in vari modi a seconda delle stagioni, fritto, saltato in padella oppure freddo, vari i condimenti, pesce fresco o essiccato, verdure ecc.

Atro ingrediente importante che trovi nella mia ricetta è il Katsuobushi, si tratta di tonnetto striato fermentato ed essiccato, ingrediente molto utilizzato nella cucina giapponese.

Si presenta come il truciolo che esce dal tempera matite, utilizzato per finire piatti ad esempio di yakisoba, oppure per insaporire il brodo.

Ingredienti per 4 persone:

Prepariamo yakisoba:

Lava cipollotto e peperoncino, ricava dal cipollotto la parte verde più tenera e taglia a rondelle che userai per guarnire il piatto.

Taglia la parte bianca del cipollotto a listarelle, scalda una padella con olio di sesamo e fai soffriggere assieme al peperoncino tagliato a rondelle.

In un piatto versa abbondanti semi di sesamo bianchi e neri, rotola il tonno nei semi facendo aderire con la mani, fai scaldare la padella con olio di sesamo e cuoci a fuoco vivo il tonno 2 minuti per lato, Deve restare rosa all’interno.

Fai bollire abbondante acqua saltata, il tempo di cottura yakisoba varia in base alla marca, i miei devono bollire 10 minuti.

Scola e raffredda con acqua corrente, scola bene gli spaghetti, versa nella padella in cui hai soffritto il cipollotto, salta aggiungendo la salsa d’ostrica e una manciata di katsobushi.

Impiatta aggiungendo il tonno, katsobushi e la parte verde del cipollotto.