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Torta Russa in friggitrice ad aria

Torta Russa in friggitrice ad aria

Ancora una volta mi addentro nel caos ricette tipiche, quelle preparazioni che sono tipiche di un territorio, ma di fatto ne esistono mille varianti, oggi ti lascio la ricetta della Torta Russa.

Si narra che questo tipico dolce da forno veronese prenda il nome dalla forma del colbacco Russo, in effetti questo composto a base di mandorle racchiuso in un guscio di pasta sfoglia lo ricorda.

L’origine di questo dolce è recente, metà del secolo scorso, vengono narrate anche storie romantiche riguardanti la sua origine, navi da crociera, marinai nostalgici in luoghi suggestivi.

Non mi dilungo troppo con i preamboli e passo ad illustrarti ingredienti e procedimento. Per la cottura uso la friggitrice ad aria, elettrodomestico che da qualche tempo spopola.

Semplice e veloce da utilizzare, economica e nei mesi più caldi si evita di far diventare la cucina un vero e proprio forno. Personalmente uso la Airfryer  Series XXL Connected della Philips e mi trovo benissimo.

Ingredienti per 6 tortini del diametro di 7 cm:

  • Pasta sfoglia rettangolare da 230/250 gr nr 1
  • Olio evo 10 gr
  • Uovo nr 1
  • Zucchero 50 gr
  • Mandorle pelate 20 gr
  • Amaretti 35 gr
  • Farina 00 20 gr
  • Fiala aroma rum nr 1
  • Amido di mais 20 gr
  • Lievito per dolci 1 gr
  • Sale un pizzico

Procedimento:

Per preparare la Torta Russa la prima cosa che devi fare è versare nel mixer le mandorle e gli amaretti, aziona e frulla fino ad ottenere una polvere.

All’interno di una ciotola setaccia farina, amido di mais e lievito, per evitare il formarsi di grumi. Unisci la polvere di mandorle e amaretti ottenuta in precedenza.

In un contenitore a parte monta con le fruste elettriche l’uovo con l’olio e lo zucchero,  quando avrai ottenuto un composto soffice  e spumoso unisci anche l’aroma rum e il pizzico di sale.

Srotola la pasta sfoglia, con un coppa pasta del diametro di 11 cm ricava 6 cerchi, io ho utilizzato degli stampi da crostata micro forati, ma vanno bene anche dei pirottini in alluminio o stampi in silicone da muffin.

Fodera gli stampi con la pasta sfoglia, non c’è bisogno di imburrare. Con una forchetta bucherella il fondo, aggiungi il ripieno che deve raggiungere la metà del pirottino perché poi in cottura lieviterà.

Cuoci in friggitrice ad aria con funzione torta a 175° per circa 15/16 minuti, lascia raffreddare e buona merenda!!!

Slow Wine Fair 2024

Inaugurata il 25 febbraio 2024 la terza edizione di Slow Wine Fair, un’anno dopo gli espositori passano da 600 a 1000, con oltre 5000 etichette in degustazione.

I numeri confermano la crescita della manifestazione che si svolge nei padiglioni di Fiera Bologna, per l’edizione 2024 l’obbiettivo è pretenzioso, cambiare l’approccio del consumatore verso l’agricoltura attraverso la produzione del vino.

Edizione 2024

Direi che l’argomento calza a pennello con i fatti di cronaca dal mondo agricolo che stiamo leggendo in questi mesi.

Un mondo di paradossi, una manifestazione così bella, che attraverso la guida Slow Wine parla di biologico, biodinamico, di cantine che non sprecano risorse.

Anzi innovano, e poi leggiamo di agricoltori pagati per lasciare gli appezzamenti incolti, e in qualche modo favorire gli accordi commerciali.

Sono del parere che serve, serve tutto per far aprire gli occhi ai consumatori, e far capire a tutti che i prodotti vanno “cercati” nei luoghi giusti. I vini vanno acquistati in cantina o dalla cantina attraverso e-commerce, e così anche gli altri prodotti, che si tratti di un formaggio o verdura.

Slow Wine Fair 2024
Slow Wine Fair 2024

Le aziende

Le quasi mille aziende presenti hanno sposato filosofie che spaziano dalla riduzione della chimica in vigna o addirittura il bando totale di questa attività.

Rispettano l’ambiente non sprecando risorse, quindi in questo modo tutelano il terroir che li circonda e che è fondamentale per la creazione del prodotto finale.

Il 50% delle aziende presenti sono certificate biologiche o biodinamiche, visitando i vari produttori si è parlato spesso di questi temi, devo dire con assoluta leggerezza, senza le demonizzazioni del passato.

Oramai le pratiche che non prevedono azione chimica sono entrate di fatto nelle operazioni usuali e non spaventano più.

Negli ultimi 10 anni la coltivazione della vite a biologico e cresciuto del 145%, con percentuali variabili nelle varie regioni.

L’atmosfera tra le postazioni è rilassata, di dialogo e scambio di opinioni, tanta gente, appassionati, addetti ai lavori, fa piacere vedere tanta affluenza e sete di conoscenza e accrescimento.

L’ Amaroteca

Si conferma la presenza della Fiera dell’Amaro d’Italia, un’area dedicata al mixology con la presenza di 23 aziende d’eccellenza.

Chicche di produttori selezionati che attraverso Masterclass e Slow Bar puntano a creare momenti d’incontro, condivisione e conoscenza di questo mondo così vario.

Per la maggior parte dei consumatori l’amaro (o simili) è qualcosa da consumare a fine pasto, per terminare una cena con una coccola, invece ad esempio esistono Vermouth con cui preparare deliziosi aperitivi.

Giocando in casa di notevole rilevanza i prodotti di Ensiana, realtà veronese tutta da scoprire.

Il mio Slow Wine

Credo sia risaputo che scrivo sul blog solo dopo aver visitato un’evento, perché?

Scrivere di un qualcosa che non si è vissuto è come copiare qualcosa che qualcuno ti ha suggerito, invece a mio avviso nelle mie parole oltre ai dati sono inseriti anche aneddoti e momenti che altrimenti non avrei potuto conoscere.

E quindi sono qui a raccontare la realtà che forse mi ha più colpito, certo assaggiare tutte le 1000 aziende è praticamente impossibile, almeno in un giorno solo.

Per questo prima di partecipare a una manifestazione creo una specie di lista con le realtà da visitare ed assaggiare.

Oggi ti porto in Sicilia con i vini di Cantine Barbera, in particolare ti parlo di Ammàno un vino naturale da una Zibibbo vinificato secco.

Ammàno Cantine Barbera
Ammàno Cantine Barbera

Se visiti il sito la prima cosa che vedi è questa frase:

“Mi chiamo Marilena Barbera
e sono una vignaiola indipendente.
Vivo e faccio il vino a Menfi, in Sicilia.”

Ne traspare carattere e allo stesso tempo calore, quel calore che si ritrova nel calice.

Cantina a Menfi, terreno difficile che va capito e dominato, produzione biodinamica rispettosa del territorio e del prodotto finale, senza forzature.

Il mare, i suoi venti, il sole fanno la loro parte nel dare ai vini il carattere che poi si trova nel calice.

Ammàno a sottolineare l’artigianalità di questo vino dalla piccola produzione, persino l’etichetta è scritta a mano, d’altra parte la produzione di questo vino è totalmente manuale, in ogni sua fase.

Un prodotto artigianale in tutto e per tutto, circa 2000 bottiglie l’anno.

Zibibbo 100% fermentazione spontanea con lieviti selvaggi, un vino che all’assaggio ti ricorda per un nano secondo che stai bevendo Zibibbo.

Il ricordo nell’immediato è quello del celebre vino dolce, ma viene subito bilanciato da sapidità, salinità e sentori di erbe aromatiche molto piacevoli.

Un grande vino bianco che trova il suo perfetto abbinamento con il pesce, in particolare crudo come ostriche e ricci di mare, prodotti del mare dal grande sentore salino che si sposano alla perfezione con questo calice.

 

Garganelli alla vaccinara

Garganelli alla vaccinara

La coda alla vaccinara è una ricetta tipica della cucina romana, una preparazione lunga, impegnativa, ma che sa ripagare ogni sforzo, un’esplosione di sapore in bocca.

Lunga cottura perché parliamo di un taglio di carne, la coda di manzo, che presenta cartilagini che richiedono tempo e una temperatura soft per risultare piacevoli all’assaggio.

Un piatto che in realtà è un secondo, che trova le sue origini nelle osterie romane in cui vivevano e lavoravano i macellai della città, inventarono questo (e altre ricette)  piatto per impiegare tutte le parti dell’animale, anche quelle meno pregiate.

A Verona dove vivo la coda di manzo è utilizzata nel bollito misto, ma preparata alla vaccinara la rende un sugo perfetto ad esempio per i garganelli fatti in casa.

Premetto che se non hai voglia di preparare la pasta fatta in casa la puoi tranquillamente acquistare, ma tutto sommato trovo che creare la pasta fatta in casa sia anche un momento di condivisione con i familiari.

Ingredienti per i garganelli:

  • Semola rimanicata 300 gr
  • Uova intere 3
  • Tuorli 2

Ingredienti per la coda alla vaccinara:

  • Coda di manzo 1 kg
  • Carota 1
  • Costa di sedano 1
  • Cipolla  gialla 1
  • Aglio 1 spicchio
  • Guanciale a cubetti 125 gr
  • Vino bianco fermo 100 gr
  • Pomodori pelati 200 gr
  • Acqua 300 ml
  • Timo
  • Olio evo
  • Sale

Preparazione della pasta:

Nella ciotola della planetaria versa la farina e le uova, impasta per una decina di minuti fino ad ottenere un panetto liscio e omogeneo, avvolgi con pellicola e fai riposare in frigo per circa 30 minuti.

Taglia il panetto in quattro parti e con l’aiuto della nonna papera stendi la pasta fino a raggiungere lo spessore 2. Taglia dei quadrati cm 4×4, appoggia la pasta ricavata sullo stampo per garganelli e aiutandoti con un bastoncino di legno o il manico del mestolo arrotola la pasta su se stessa, imprimendo le caratteristiche scanalature sulla pasta.

Lo stampo per garganelli è simile a quello degli gnocchi, lo trovi con facilità nei negozi di casalinghi. Adagia la pasta su un canovaccio e lascia riposare.

Preparazione coda alla vaccinara:

Per prima cosa trita sedano, carota, cipolla e aglio, in una casseruola fai scaldare un filo di olio evo, fai rosolare tutti gli odori.

Aggiungi la coda di manzo e il guanciale, lascia rosolare un paio di minuti, aggiungi i pomodori pelati, timo, aggiusta di sale, aggiungi anche l’acqua, copri con coperchio e fai cuocere a fiamma bassa per tre ore.

Spegni il fuoco e lascia raffreddare sempre con coperchio. Il giorno successivo fai cuocere ancora tre ore. Il risultato sarà carne tenerissima che si stacca dall’osso con estrema facilità.

Porta a bollore abbondante acqua salata, versa i garganelli che cuoceranno in pochi minuti. Fai saltare con il ragù alla vaccinara che avrai privato delle ossa e sfaldato con una forchetta. A piacere Parmigiano Reggiano.

 

Cecini agli scampi con Vermentino Aimone 2015

Gnocchi di ceci con scampi e Vermentino

Questa ricetta è il risultato di una chiaccherata con un caro amico chef, il quale usando semplici parole mi ha aperto un mondo, perché gli gnocchi non sono solo di patate. Per farli, possono essere utilizzati tutti i legumi o verdure ad esempio zucca e zucchina.

Il vino da abbinare a questo piatto è prodotto in Liguria: Vermentino Aimone 2015 della Cantina Bio Vio di Albenga (Sv). Vino bianco leggero e fresco.

Ingredienti per 4persone:

300 gr di ceci cotti

60 gr di farina

20 scampi

250 gr di asparagi verdi

Uno spicchio d’aglio

2 gr zafferano in pistilli

Olio evo

Sale rosa

Pepe nero

Sale grosso

Procedimento:

Nel mixer tritate i ceci, togliere i ceci tritati dal mixer e impastare bene aggiungendo la farina. Creare piccoli “serpenti” con l’impasto da cui ricavare gli gnocchi.

Pulite gli scampi aprendo la parte inferiore del carapace con una forbici, tenete da parte 5/6 teste. Mettete da parte 2 scampi a porzione intero, gli altri vanno sgusciato e tritati al coltello. In una casseruola dai bordi alti fate soffriggere uno spicchio d’aglio, aggiungete le teste degli scampi e fare cuocere per 5 minuti, aggiungete abbondante acqua, la bisque ottenuta servirà per la cottura degli gnocchi.

Cuocete a vapore gli asparagi per qualche minuto, salate, frullare fino ad ottenere una crema, aggiungendo olio evo e un mestolo di brodo, la metà dello zafferano.

Cuocete a vapore gli scampi, aggiustate di sale e pepe, nel frattempo cuocete gli gnocchi nella bisque che avrete salato con sale grosso per qualche minuto fino a che saliranno a galla.

Impiattate mettendo la crema di asparagi sul fondo,finendo il piatto con i pistilli di zafferano.

Pisarei della Val Tidone

Pisarei della Val Tidone in abbinamento Malvasia di Candia Aromatica

In occasione della Val Tidone Wine Fest 30 blogger membri di AIFB sono state chiamate a raccontare la Malvasia di Candia Aromatica vitigno coltivato  in Emilia.

Tra le 19 varietà di Malvasia presenti in Italia quella di Candia è stata indentificata mediante indagine del DNA, risulta essere un’incrocio di Malvasia Aromatica di Parma e un genitore sconosciuto, portando alla luce anche un legame con il Moscato bianco.

Una storia alle spalle che parla di viaggi e commerci, della Serenissima Repubblica Veneziana che la esportava in tuta Europa e faceva arrivare così l’oro giallo aromatico sulle tavole dei nobili.

Ed è così che se a settembre deciderai di visitare il territorio piacentino, non solo per la Val Tidone Wine Fest, ma anche per la Strada dei vini e dei sapori dei Colli Piacentini  

Ti troverai ad esplorare un territorio ricco di storia, le colline piacentine che in questi anni hanno visto crescere e affermarsi i loro vini e con essi la proposta eno-turistica.

Per la challenge #aromamalvasia ho ricevuto una mistery box contenete prodotti food del piacentino e ovviamente lei la protagonista, la Malvasia di Candia Aromatica.

La ricetta:

Per preparare la ricetta si devono utilizzare almeno due ingredienti ricevuti, la Malvasia può essere utilizzata in abbinamento al piatto o come ingrediente della ricetta. Vista la destinazione d’uso del mio blog ho preferito abbinare il vino al piatto e quindi assaggiare gli ingredienti della box assieme al vino, ma anche cercando tra le ricette tipiche del territorio ispirazione anche per una possibile rivisitazione.

Mi capita spesso quando devo raccontare un vino tipico di un territorio di cercare tra le ricette che lo raccontano, e di lasciarmi trasportare per una possibile “modifica” o rivisitazione, questa volta la scelta è ricaduta su Pisarei, tipico gnocco piacentino servito solitamente con i fagioli, leggi la ricetta per sapere come lo preparo, e ora ti lascio all’abbinamento.

In abbinamento Donna Luigia Malvasia Collo Piacentino DOC Torre Fornello

Un vino di carattere che la cantina ha voluto dedicare a Donna Luigia Scotti Douglas, donna dell’ 800,  proprietaria dell’azienda, un vino deciso dedicato a una donna dalla personalità importante.

100% Malvasia di Candia Aromatica, uve raccolte in quattro vigneti differenti, con differenti pendenze, età, esposizione alla luce solare.

Un vino che per un 20% fa affinamento in barrique, il resto acciaio, un vino che da subito all’assaggio mi ha lasciato al palato una nota balsamica, un qualcosa che secondo me si sposa bene con la maggiorana.

Colore giallo intenso con riflessi ancor più carichi, al naso fruttato e speziato, sentori persistenti che poi si ritrovano al palato, con una piacevole nota speziata che rimane sul finale, a mio avviso un vino che si presta all’invecchiamento.

Con la ricetta che leggi sotto crea il giusto equilibrio di dolcezza data dal vino, ma anche dal formaggio, bilancia lo speziato dello zafferano e la terrosità del porcino.

Ingredienti per quattro persone:

Procedimento per preparare i Pisarei:

Per prima cosa prepariamo i Pisarei, che sono uno gnocco di farina e pane dalla forma allungata, tradizionalmente nel piacentino vengono serviti accompagnati da sugo di fagioli.

Per la mia versione ho voluto che il porcino fosse presente nell’impasto dei Pisarei in questo modo, metti ad ammollare in 500 gr acqua tiepida i funghi essiccati per almeno 30 minuti.

Trascorso il tempo estrai i funghi dall’acqua e risciacquali, lascia poi da parte ad asciugare su carta da cucina. Filtra il brodo ottenuti con un colino a maglie strette, porta a bollore aggiungendo qualche rametto di maggiorana, servirà caldo per la preparazione dei nostri gnocchi.

Pesa 235 gr di brodo caldo ma non bollente, in una ciotola mescola pane grattugiato e burro, aggiungi il brodo caldo e fai assorbire. A questo punto aggiungi la farina poco alla volta e crea un’ impasto compatto, lascia riposare coperto per circa trenta minuti.

Taglia l’impasto in varie parti e con le mani crea dei cilindri di pasta che andrai a porzionare in piccoli gnocchi della grandezza di 1 cm.

Allunga l’impasto con il palmo della mano e una volta appoggiato sulla spianatoia con il dito indice schiaccialo in modo da creare un’insenatura, devono essere lunghi circa 3 cm.

Condiamo i Pisarei:

In un pentolino versa la panna, quando sarà calda ma mi raccomando non deve bollire, aggiungi il cacio grattugiato, zafferano, sale e pepe, mescola bene fino ad ottenere una crema liscia ed omogenea.

Scalda la griglia, ungi con olio e fai grigliare i porcini, io dopo la cottura alcuni li ho lasciati interi invece altri tagliati a pezzetti, aggiusta di sale.

Porta a bollore acqua a qui avrai aggiunto il restante brodo di porcini, quando bolle aggiungi il sale. Versa i Pisarei e fai cuocere qualche minuto fino a che non saliranno in superficie.

Scola, condisci con un po’ di fonduta, impiatta aggiungendo ancora fonduta sul fondo e i porcini grigliati.

Young To Young 2023

Vinitaly 2023

Domenica 2 aprile si apre ufficialmente l’edizione nr 55 di Vinitaly, la manifestazione italiana più importante in ambito vino. Anche per questa l’edizione Vinitaly 2023 ti racconterò l’appuntamento con Young to Young, la master class che racconta giovani produttori attraverso giovani addetti ai lavori, in modo smart e veloce.

Per quel che mi riguarda il modo migliore che ho per raccontare un’evento è il mio blog, si ok ci sono le stories si Instagram per raccontare il momento, ma dopo 24 ore cosa ne rimane?

Ma veniamo a noi, l’appuntamento è per domenica 2 aprile Pala expo ore 15.00, per apprendere, assaggiare, capire, interpretare e poi raccontare. Capire realtà, territorio e vino, ma anche percepire quel qualcosa in più, e saper raccontare tutto nel migliore dei modi.

Perché una cosa è certa se Paolo Massobrio e Marco Gatti hanno selezionato i produttori di cui ti parlerò tra poco è perché hanno quel qualcosa in più. Tre sono le cantine e i vini in degustazione, conosciamoli assieme.

Brugnano vini:

Inizia con i fratelli Francesco e Giuseppe Brugnano la nuova era di questa cantina che produce vini da cinquant’anni. Una nuova visione, contemporanea e dinamica, capace di accorciare le distanze tra chi produce e chi consuma. Orgogliosi delle proprie radici, fedele al valore di un’unicità da difendere e tutelare.

Realtà attenta a una produzione sostenibile, con vigneti impiantati tra i 300 e 500 mt di altitudine si estende per 15000 m2 si avvale oggi delle più innovative tecniche di vinificazione.

La cantina ha sede a Partinico nella Sicilia nord-occidentale ed è di recente ristrutturazione.

Il vino in degustazione oggi è un Metodo Classico prodotto con vitigno Catarratto, Francesco ci presenta un vino dal perlage sottile ma persistente, floreale al naso, in bocca minerale e avvolgente, fermo restando il carattere dato dal vitigno.

Territorio – Cantine Brugnano

Revi Trento DOC:

Cantina fondata nel 1982 in una zona che fin da subito pare vocata per la produzione di bollicine metodo classico.

Il nome Revì deriva dal toponimo della zona di produzione, zona che secondo la leggenda era votata alla coltivazione di una vite dalla quale si otteneva un vino superiore, regale: il “Re vin”, Revì

Revi oggi è una cantina affermata e riconosciuta per la produzione di Trento DOC, vari sono infatti le tipologie prodotte della celebre bolla, un’attenta cura della vite contraddistingue questa realtà che negli anni ha saputo realizzare e perfezionare le tecniche apprese sui libri di scuola.

Blasé un Metodo Classico Trentino con tutto il carattere che ci si può aspettare da una bolla di montagna, sentori di tostato, di fieno e frutta secca, un perlage persistente ma mai invadente.

Reví Trentodoc (revispumanti.com)

Giovanna Madonia:

Una storia di famiglia che parte nel dopo guerra con il nonno Pietro che acquista una vasta proprietà a Bertinoro, la proprietà comprende anche una parte coltivata a vigneto, ma il sogno del patriarca è avere un grande uliveto, quindi quando una vite moriva veniva sostituita con un’ ulivo.

Nel 1992 Giovanna Madonia prende le redini della cantina non solo ripristina i vigneti ma addirittura li amplia, con costanza e testardaggine perché il suo desiderio era produrre grandi vini.

La produzione della cantina si divide tra Sangiovese ed Albana primo vino italiano ad ottenere la DOCG, ora la superficie vitata è di 14 ettari e Giovanna continua il suo progetto aiutata dalle quattro figlie.

Albana in purezza dal colore oro intenso, sapido, fresco, avvolgente, se dovessi descrivere questo vino in una parola direi schietto.

Giovanna Madonia | Società agricola

Ravioli di pesce

Ravioli di pesce, in abbinamento Cortese di Gavi

Guardando la foto di questi ravioli non senti voglia di festa, colore, carnevale? Lo so non è fritto, non è pesante, infatti è l’apoteosi della leggerezza, come dovrebbe essere leggero il periodo del carnevale.

Un connubio tra pasta fatta in casa, pesce fresco e ricotta aromatizzata con scorza di limone e aneto, che adoro con il pesce. La mia idea è quella di servire un unico raviolo a persona, cm 10×10, ma nulla ti vieta di creare ravioli più piccoli.

Ricetta che dà freschezza e leggerezza, idea perfetta anche per San Valentino, e in quaresima per i venerdì di magro.

Ho puntato sulla freschezza anche per l’abbinamento vino, con un Cortese di Gavi DOCG che arriva direttamente dal Piemonte, la cantina è Morgassi Superiore, una realtà che crede nella filosofia del viaggio e che con i suoi vini promette questo.

Un vino 100% Cortese di Loc. Sermoria Comune di Gavi, al naso e in bocca fresco, fruttato, spiccato sentore di agrumi, e questo mi è piaciuto per l’abbinamento del piatto in quanto rafforza la nota agrumata presente nel ripieno.

Vino che sicuramente ha un potenziale d’invecchiamento non indifferente, vista la struttura che lo contraddistingue.

Ingredienti per 4 persone:

Per la pasta:

  • 300 gr semola rimacinata di grano duro
  • 2 uova intere
  • 2 tuorli
  • Per la pasta viola 50 gr di semola e 50 gr di cavolo viola, un cucchiaino di aceto di mele
  • Per la pasta verde 50 gr di semola e 50 gr di spinaci

Per il ripieno:

  • 100 gr di tonno fresco
  • 150 gr di ricotta
  • Aneto
  • Limone non trattato
  • Olio evo
  • Sale
  • Pepe bianco
  • Fiori eduli

Procedimento per preparare i ravioli:

Premetto che io ho realizzato la pasta di tre colori differenti perché volevo dare al piatto un tocco carnevalesco, ma se vuoi puoi preparare solo la pasta classica.

Per prima cosa cuoci a vapore separatamente spinaci e cavolo viola, frulla entrambi con un frullatore a immersione e filtra con colino per ottenere una crema.

Prepara il ripieno, taglia a cubetti il tonno, in una ciotola mescola tonno e succo di limone, aggiungi anche il sale. In una ciotola lavora la ricotta con un filo d’olio evo, zest di limone e aneto.

Ora puoi creare i tre impasti, gli impasti colorati saranno composti da semola e crema di verdura, mentre l’impasto del raviolo vero e proprio sarà composto da semola e uovo.

Prepara gli impasti con planetaria o a mano sulla spianatoia, come vuoi, ma fai riposare trenta minuti coperto con pellicola.

Con la nonna papera stendi la pasta molto sottile, stendi tutti e tre i colori. Con la trafila dei tagliolini ricava le parti colorate del raviolo.

Appiccica sulla pasta neutra le tue “stelle filanti” rosa e verde, schiaccia con un mattarello in modo da unire pasta neutra e colorata.

Trasferisci la crema di ricotta in una sac a poche e crea il ripieno dei ravioli disegnando un quadrato circa cm 8×8 su di un foglio di sfoglia, aggiungi i cubetti di tonno.

Chiudi con una seconda sfoglia e premi bene il contorno del raviolo, taglia con un coppa pasta quadrato cm 10×10.

Cuoci in abbondante acqua salata per 5 minuti, scola e impiatta guarnendo con fiori eduli.

 

 

Passatelli con cime di rapa

Passatelli con cime di rapa, in abbinamento Scalabrone Marchesi Antinori

I passatelli primo piatto tipico dell’ Emilia Romagna, Umbria e Marche, un piatto semplice ma ricco di sapore in costante equilibrio tra asciutti o in brodo?

Personalmente li preferisco asciutti, non amo i piatti in brodo, e se di una ricetta esiste la variante asciutta la preferisco.

Nella mia versione ti propongo il contrasto tra il sapore tendenzialmente dolce del passatello, la cima di rapa saltata in padella leggermente amara e con quel tocco di sapidità dato dall’acciuga.

Per bilanciare sapori così decisi avevo bisogno di un vino delicato ma con aromi decisi, la scelta lo Scalabrone di Marchesi Antinori piacevole Rosato della zona di Bolgheri in Toscana.

Cabernet Sauvignon, Merlot ed una parte di Syrah compongono questo vino deciso, caratteristica che contraddistingue le etichette prodotte nel territorio.

Tenuta Guado al Sasso a Bolgheri è la proprietà dove si vinifica questo Rosaro, in alta Maremma a circa 100 km da Firenze, 320 ettari vitati in una zona rinominata come anfiteatro bolgherese, nome dovuto alla sua conformazione.

Bolgheri una denominazione relativamente giovane, ma da anni oramai punto di riferimento italiano nel panorama vitivinicolo internazionale.

Un terreno ricco e sabbioso che nel calice si trasforma in una piacevole sapidità, al naso si riconosco l’aroma di ciliegia e piccoli frutti rossi, tendenzialmente freschi.

Ingredienti per 4 persone:

  • 180 gr di pane grattugiato
  • 180 gr di Parmigiano Reggiano
  • 2 uova
  • 400 gr di cime di rapa
  • 1 spicchio d’ aglio
  • 4 acciughe
  • Noce moscata qb
  • Olio evo
  • Sale

Procedimento:

Prepara i passatelli, in una ciotola versa le uova, il pane grattugiato, Parmigiano Reggiano, la noce moscata, aiutandoti con un cucchiaio inizia ad impastare fino ad ottenere un composto compatto.

Trasferisci l’impasto sulla spianatoia e lavora con le mani, deve risultare un panetto compatto, avvolgi con pellicola e fai riposare in frigo anche tutta la notte.

Lava le cime di rapa e privale della costa centrale, questa operazione vale per le foglie più grandi, per quel che riguarda le foglie piccole sono molto tenere e non è necessario.

Porta a bollore abbondante acqua salata, fai cuocere le cime di rapa per circa un minuto, scola e fai raffreddare in una ciotola con acqua e ghiaccio, questa operazione bloccherà la cottura e manterrà il colore verde delle foglie.

In una padella versa un filo d’olio, aggiungi aglio e acciughe fai rosolare e sciogliere le acciughe, taglia le cime di rapa più grandi a pezzi mentre lascia intere le foglie e le cime più piccole.

Salsa in padella con l’aglio e le acciughe, lascia insaporire.

Ora con l’aiuto di uno schiaccia patate creiamo i passatelli, inserisci l’impasto al suo interno, schiaccia e quando avrai ottenuto raggiunto la lunghezza di 5 o 6 cm taglia con un coltello.

Fai cuocere i passatelli in acqua salata per 2 minuti, quindi scolali con l’aiuto di una schiumarola, fai saltare con le cime di rapa e servi ben caldo.

 

 

Il mio tiramisù rivisitato

Presentato in occasione il mio tiramisù rivisitato con castagne e pero misso

Era una calda e soleggiata giornata d’agosto quando scoprì che erano aperte le iscrizioni alla Tiramisù Word Cup 2022, e anche se mi trovavo in Lessinia lontano dalla calura della Pianura Padana ebbi un cedimento e in men che non si dica mi ritrovai iscritta per l’8 ottobre.

Scherzi a parte, conoscevo la manifestazione e l’iscrizione è stata del tutto intenzionale, un po’ perché le gare sotto sotto mi piacciono, ma soprattutto perché il tiramisù è uno dei dolci che preferisco, quel suo essere leggermente dolce, le note del caffè e del cacao che inebriamo il palato.

Per non parlare della sua storia, Treviso la città che ospita la manifestazione è anche la città in cui il famoso dolce al cucchiaio è nato, in cui è stata depositata la storica ricetta.

E qui veniamo al dunque, TWC si suddivide in due categorie:

  • Tiramisù originale
  • Tiramisù rivisitato

Possibile partecipare ad entrambe ma alla fine dopo pressing di parenti ed amici opto per preparare il mio dolce rivisitato. Chi mi conosce e sa cosa mi piace creare con la mia cucina mi ha spinto verso il preparare un dolce rivisitato, anche se non nascondo la voglia di cimentarmi nella ricetta classica.

Chi lo sa magari sarà per la prossima edizione.

Gli ingredienti

Devo dire che la scelta di utilizzare, o forse dedicare il mio dolce al Pero Misso della Lessinia presidio Slow Food è maturata sempre durante le vacanze, quando i miei tour da food blogger mi hanno portato a conoscere Bibbiana Righetti che a Cerna, appunto in Lessinia coltiva e trasforma il frutto di piante centenarie.

Un frutto antico dalle molteplici proprietà e nutrimenti, il quale però non è più commercializzato a causa della sua piccola pezzatura, ma anche al fatto che come per i cachi prima di essere consumato deve subire un processo di ammezzimento.

Questo processo lo rende un frutto maturo, ne cambia il colore e lo rende scuro, ma anche la consistenza rendendolo “misso” cioè molle. Inoltre al palato da crudo presenta una spiccata granulosità, per questo grazie a persone come Bibbiana possiamo godere di prodotti eccellenti come la confettura di Pero Misso e il distillato.

Perché le castagne, la Lessinia è disseminata di alberi di castagno, che come la pera è un altro frutto che rappresenta in pieno l’autunno, e poi mi piaceva l’idea di dare consistenza alla crema, una certa masticabilità, di abbinare un secondo sapore antico.

Ho voluto creare un dolce moderno, fatto di una base, di creme e di consistenze, ho pensato a un impiattamento mono porzione ma se vuoi e ti è più comodo puoi preparare il tuo dolce in coppetta o bicchiere.

Ingredienti per 4 persone:

  • 15 savoiardi Matilde Vicenzi
  • 250 gr mascarpone Latte Busche
  • Confettura di Pero Misso
  • 200 gr castagne cotte al vapore
  • 15 gr cacao amaro
  • 3 tuorlo
  • 60 gr di zucchero
  • 90 ml di caffè freddo

Come preparare il mio tiramisù rivisitato:

La mia rivisitazione del tiramisù è in chiave moderna, quindi trita al coltello i savoiardi, versa in una ciotola e bagna con il caffè. Lascia riposare qualche minuto.

Ho pensato di creare delle monoporzioni rettangolari, 9 cm per 5 cm, puoi creare il tiramisù di qualsiasi dimensione, anche in base al coppa pasta che hai a disposizione.

Posiziona il coppa pasta sul piatto, inizia a trasferire i savoiardi tritati al suo interno, ricorda che le dosi della ricetta sono per quattro porzioni. Schiaccia bene con un cucchiaio o meglio se il coppa pasta è munito dell’apposita livella.

Sul composto di savoiardi che sono diventati la nostra base spalma un cucchiaino di confettura di Pero Misso, ora dedichiamoci alla crema.

Mentre le basi riposano in frigo inizia a montare, con le fruste elettriche, i tuorli e lo zucchero, fino ad ottenere un composto soffice e spumoso, aggiungi il mascarpone, sempre con le fruste ma a bassa velocità.

Dividi la crema in dure parti, circa 1/3 della crema sarà al gusto cacao, aggiungi il cacao amaro e fai amalgamare sempre con le fruste, ai restanti 2/3 vanno aggiunte le castagne tritate, lascia da parte qualche pezzo di castagna per guarnire.

Trasferisci la crema alle castagne in una sac a poche semplice, per la crema al cacao invece dovrai aggiungere una bocchetta dentellata per creare un decoro.

Farcisci le quattro porzioni con la crema alle castagne, lascia riposare in frigo un trenta minuti quindi spalma un cucchiaino di confettura su ogni porzione, decora con ciuffi di crema al cacao e pezzetti di castagne.

Ti consiglio di assaporare il tuo dessert dopo qualche ora di riposo in frigorifero.

 

Merano Wine Festival 2022

Merano Wine Festival 2022

Merano Wine Festival 2022 edizione 31^, il tema e filo conduttore di questa edizione è la sostenibilità, argomento per fortuna molto sentito negli ultimi anni, di cui si parla spesso e si cerca sempre di più di fare per raggiungere dei risultati.

Respiro e grido della terra il life motive che anima Merano Wine Festival 2022 in scena dal 4 all’8 novembre nel cuore della città Alto Atesina, passato, presente e futuro uniti in un tema, una manifestazione, un pensiero, con la consapevolezza di quali sono le proprie radici, individuando però la strada da intraprendere e seguire.

MWF22

Incontri e approfondimento su temi importanti come la mancanza d’acqua, l’ innovazione e sicurezza alimentare e creazione di una filiera sempre più sostenibile, fino ad arrivare alla certificazione vitivinicola. Dimostrazione pratica di tutto ciò attraverso l’approfondimento di alcuni casi come ad esempio Abruzzo Sostenibile.

A come Arte, è impossibile partecipare al Merano Wine Festival e non pensare all’arte, ci si ritrova catapultati all’interno di palazzi stupendi, con sale che trasmettono bellezza artistica da ogni centimetro.

Molte le iniziative durante la manifestazione anche appunto sul tema arte, la partnership con Merano Arte che ospita un’anteprima di MWF in collaborazione con Casabella New Italian Wineries and Architecture.

Anche uno sguardo all’arte mixology, martedì 8 novembre otto bartender provenienti da tutta Italia si sfideranno utilizzando gli ingredienti della mistery box The WineHunter per il The WineHunter Globe Platinum, titolo di miglior Bartender Cocktail, miglior Basterder Drink e miglior locale d’Italia.

Come ogni edizione un ricco carnet di eventi, tra talks, ben 12 masterclass, show cooking, presentazioni di libri e il fuori salone Red Wave che anima la deliziosa città che è Merano.

Oltre 700 prodotti selezionati e premiati con il The WineHunter Award dalle commissioni della manifestazione, che possono essere degustati all’interno del Kurhaus e della Gourmet Arena, da non dimenticare inoltre le oltre 330 etichette presenti a The WineHunter Area.

Gusta de Gusta MWF22

Ho visitato, perlustrato, assaggiato vini e prodotti nel Kurhaus e limitrofi per due giorni, per quella che per me è la manifestazione più bella dell’anno. Il clima che si respira, la location, le proposte e gli eventi creano l’atmosfera perfetta, quella dei grandi eventi, quella che non delude mai.

Sabato mattina 10.30 arrivo alla manifestazione e con una certa gioia vedo una fila interminabile di persone che pazientemente attende di entrare, da qualche anno per i motivi che tutti sappiamo gli eventi o erano contingentati o proprio non venivano organizzati, sempre più aria di normalità.

Tuttavia perlustrando sale e postazioni si faceva sempre più forte la convinzione che per questa edizione non avrei parlato di singole realtà, ma di Consorzi e di progetti comuni.

Mi occuperò di spiegare alcune realtà che conosco bene, perché del mio territorio, ma anche altre di cui fino alla mia visita a Merano avevo solo sentito parlare.

Consorzio Roma Doc

Consorzio Roma DOC
Consorzio Roma DOC

Per questa giovane realtà è il primo anno a Merano Wine Festival, un consorzio nato nel 2011, ma si percepisce la grinta con la quale si presenta in questa manifestazione  parlando con il presidente Tullio Galassini.

Un Consorzio che festeggia a Merano il milione di bottiglie prodotte e i 7 anni dall’istituzione della DOC Roma.

Un po’ di dati: 175 ettari vitati, 1516000 bottiglie prodotte, molti gli investimenti in termini di filiera da parte del consorzio e grade soddisfazione per la risposta positiva della ristorazione all’inserimento in carta dei vini della Doc Roma.

Circa 80 aziende fanno parte del Consorzio, si estendono su di un terreno che è un ‘alternarsi di colline e pianure, altitudine varia tra 0-600 mt, la presenza del mare, dei venti e dell’esposizione a sud creano un micro clima perfetto per la realizzazione di vini anche strutturati.

Vengono coltivate molteplici varietà a bacca rossa e bianca come: Aglianico, Aleatico, Bellone, Barbera, Greco bianco, Greco nero, Moscato di Terracina ecc, la produzione è regolamentata da disciplinare che ne delimita l’area di produzione, indicata così come segue: la zona centrale del Lazio fino ai territori litoranei, Colli Albani, Colli Prenestini e la Sabina Romana.

HEVA Heroes of Europe: Volcanic Agriculture

Consorzio Il Soave
Consorzio Il Soave
Consorzio Tutela Vino Lessini Durello
Consorzio Tutela Vino Lessini Durello
Consorzio Formaggio Monte Veronese DOP
Consorzio Formaggio Monte Veronese DOP
Union of Santorini cooperatives- Santo Wines
Union of Santorini cooperatives- Santo Wines

Cosa hanno in comune le realtà elencate qui sopra? Il terroir, sono tutte produzioni su suolo Vulcanico, ha preso il via a maggio il progetto HEVA, programma che per i prossimi tre anni vedrà la collaborazione di quattro realtà distanti tra loro anche migliaia di km, ma con molto in comune.

  • Il Soave vino bianco fermo che trae appunto dal suolo vulcanico a est di Verona molte delle sue caratteristiche sensoriali, come la mineralità;
  • Lessini Durello vino spumante prodotto con uva Durella nel territorio vulcanico che unisce Verona e Vicenza, anche qui note dure appunto e minerali la fanno da padrone;
  • Formaggio Monte Veronese DOP prodotto in Lessinia la fascia montana a nord di Verona che si estende dal Lago di Garda fino al confine con la vicina Vicenza;
  • Santo Wines è l’unione delle cantine che producono vino sull’isola vulcanica di Santorini in cui la viticoltura trovò radici ben 3500 anni fa;

Realtà con diversi punti in comune, dicevamo il suolo vulcanico, ma anche tutte realtà affermate e conosciute singolarmente, che hanno deciso di “fare squadra” per crescere, comunicare assieme un terroir, creando sinergia, e quindi energia, come la forza che sprigiona un vulcano.

Approdano anche al Merano Wine Festival 2022 insieme, presentando progetto e i loro prodotti assieme, quale vetrina migliore per un progetto internazionale.

Ai piedi dei vulcani si è sempre sviluppata un’attività molto produttiva, il terreno ricco di nutrimenti ha sempre condotto l’uomo verso l’agricoltura così detta “eroica”, pericolosa e difficile.